progetti internazionali
BITE
Attualmente essa rappresenta uno dei campi applicativi dell’ICT più promettenti in termini di utilizzo e di prospettive di impiego.
E’ infatti ormai consolidata l’attenzione che anche le organizzazioni private rivolgono verso questi sistemi considerati di fatto i più sicuri in termini di protezione dati e di garanzia nel riscontro tra chi accedendo a risorse sensibili o semplicemente riservate, sia effettivamente chi dichiara di essere.
“Questo intreccio tra biologia, elettronica e genetica che trasforma il corpo in una password non alterabile né riproducibile” è però oggetto di un grande dibattito proprio per queste sue caratteristiche.
Può rappresentare un pericolo per la privacy? La preoccupazione nasce in relazione alla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui. L’identificazione certa attraverso elementi biometrici unici potrebbe sviluppare la formazione di banche dati per applicazioni correnti, che potrebbero essere reimpiegati da parte di terzi a scopo di confronto e ricerca per fini propri. L’aspetto problematico è rappresentato dal fatto che, questa raccolta e questo trattamento di dati, anche di natura riservata, possono essere effettuati all’insaputa della persona interessata con conseguenze facilmente immaginabili.
C’è contrapposizione, dunque, tra le tecnologie digitali e la privacy? Le risposte sono contrastanti, è certo che ci è data un’opportunità, ossia, quella di cercare di sfruttare al meglio la tecnologia in sinergia con la biometria. Creare un legame più forte fra documento e titolare, abbassare il rischio di contraffazione, incrementare la sicurezza senza ripercussioni sugli spostamenti legittimi di persone o merci fra Paesi e assicurare l’interoperabilità con gli altri documenti nazionali e internazionali è certamente fattore di maggior tutela. Salvaguardare il rapporto e l’equilibrio tra queste tecnologie digitali e la privacy rappresenta una sfida di qualità della democrazia.